ABI: banche, 1,4 milioni gli immigrati clienti

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ABI: banche, 1,4 milioni gli immigrati clienti   29/01/2008 20.56.24

 

Integrato finanziariamente quasi il 70% dei migranti. Luogo, tempo di residenza e lavoro incidono sull’uso della

banca. Gli uomini chiedono credito e le donne inviano le rimesse. Nel 2006 rimesse dall’Italia pari a 4,35

miliardi di euro. In media 1.900 euro a migrante verso il paese d’origine. Zadra: “Le banche italiane si sono

attivate per rispondere subito alla domanda dei migranti. Possiamo contare su una fascia di nuovi clienti affidabili

e attivi”. Al via a Roma il Forum sulla Responsabilità sociale d’impresa.

Sette su dieci sono clienti di banca. Cresce sensibilmente il numero dei migranti che è parte dei

circuiti finanziari. Quasi 1 milione e mezzo di immigrati è a pieno titolo integrato

finanziariamente in Italia. Solo due anni fa era un milione, circa un terzo in meno. Luogo e tempo

di residenza fanno la differenza.. Gli uomini si occupano di chiedere credito per comprare la casa

o l’auto, mentre alle donne viene affidato il risparmio e l’invio delle rimesse nei paesi d’origine.

Sono i primi risultati della ricerca ABI – CeSPI sull’Analisi dei bisogni finanziari e assicurativi degli

immigrati in Italia, presentati oggi al Forum sulla Responsabilità sociale d’impresa.

Incontri e confronti ai massimi livelli nel primo giorno del Forum, cui partecipano banche,

imprese, istituzioni, accademici italiani ed internazionali. Focus particolare sui migranti sulla base

di due indagini che compongono la ricerca ABI – CeSPI. La prima è sull’offerta delle banche, con

l’indicazione della bancarizzazione degli immigrati a due anni dalla prima rilevazione. La seconda

fotografa la domanda , i bisogni finanziari dei migranti. Aprendo i lavori Giuseppe Zadra, il

Direttore Generale dell’ABI, ha sottolineato che “Le banche italiane si sono attivate per

rispondere subito alla domanda dei migranti. Possiamo contare su una fascia di nuovi clienti

affidabili e attivi”.

I migranti con conto corrente sono passati da 1.058.000 a 1.410.000 in due anni, con un aumento

di 352.000, andando dal 60% al 67% del totale delle persone provenienti dai paesi non OCSE. La

popolazione di migranti adulti in Italia nel periodo 2005-2007 è passata da 1.752.694 residenti

non OCSE (dato Dicembre 2004) ai 2.119.188 (dato Dicembre 2006), registrando un aumento

del 20,9%. L’incremento della bancarizzazione è nettamente superiore a quello della della

popolazione migrante.

Il territorio dove si risiede incide sensibilmente . I diversi contesti produttivi, economici e

sociali hanno forti ripercussioni nel rapporto degli immigrati con le banche. A Milano ha rapporti

con la banca il 71,3%, a Roma il 52,6 ed a Palermo il 38%. Il luogo di residenza influisce

trasversalmente anche all’interno delle stesse comunità nazionali. E così il tasso di

bancarizzazione degli immigrati dal Marocco a Milano è del 79,2%, mentre a Palermo è del

41,3%. I rumeni bancarizzati a Milano sono il 71,2%, rispetto al 51,1% di Perugina e al 45,3% di

Roma.

Il Paese di origine ha comunque un suo peso. Tra i più bancarizzati Ecuadoriani (73,1%),

Albanesi (67,4%), Egiziani (62,8%), Senegalesi (59,3%), Ghanesi (57,7%) e Marocchini (55,7%).

Gli uomini titolari di conto corrente sono il 60,4%, mentre le donne il 50,4, nonostante a livello

di presenza numerica i generi quasi si equivalgano. Quando la presenza femminile è più numerosa

il quadro cambia, come nei casi della comunità ecuadoriana e rumena dove la bancarizzazione

femminile è superiore del 9% e del 4% a quella maschile.

Il tempo di permanenza è l’altro fattore che incide decisamente nel processo di

bancarizzazione. Più si resta in Italia più si entra in relazione con la banca. L’aumento si può

collegare al miglioramento della posizione lavorativa e alla maggiore stabilità contrattuale.

L’indice di bancarizzazione è superiore alla media in caso di lavoro dipendente a tempo

indeterminato (70,5%), di lavoro autonomo regolare (69,6%) e di contratto a progetto (67,7%). Il

lavoro è un fattore importante nel percorso di inclusione finanziaria. La necessità di accreditare lo

stipendio da parte del datore di lavoro è il primo motivo di bancarizzazione (52,3%), seguita dal

desiderio di mettere al sicuro il denaro (40,9%) e dall’opportunità di risparmiare (39%).

Rimesse. Cresce il flusso di denaro verso le aree di provenienza. Nel 2006 le rimesse dall’Italia

sono state pari a 4,35 miliardi di euro secondo i dati UIC. In media 1.900 euro a migrante. Nel

periodo 2004 – 2006 il dato complessivo è stato pari a 10,9 miliardi di euro. Nel 2006, la Romania

è il primo paese di destinazione delle rimesse dall’Italia con oltre 770 milioni di euro. Seguono la

Cina con circa 700 milioni, le Filippine con 500 milioni, il Marocco con circa 290 milioni, il

Senegal con 200 milioni. L’ammontare delle rimesse inviate in Albania è pari a 138 milioni di

euro, mentre sono stati inviati in Bangladesh ed Ecuador circa 100 milioni di euro.

Secondo l’indagine ABI – CeSPI il 77,6% invia denaro nel paese d’origine. Oltre all’area di

provenienza ha il suo peso la zona di residenza. Guidano la classifica delle comunità con maggiori

volumi d’invio i marocchini e i cinesi di Milano, i filippini di Roma, i senegalesi e gli ecuadoriani

di Milano (attorno al 90% di persone che inviano). Circa l’ammontare inviato, in più del 51,2%

vengono indicate cifre comprese tra i 101 e i 300 euro. La gran parte dei migranti manda denaro

almeno una volta ogni 2-3 mesi (il 63,9% del totale), mentre il 38,4 invia almeno una rimessa al

mese. Il trasferimento verso i propri paesi di origine è quindi estremamente frequente e diffuso. Il

volume del danaro inviato non diminuisce in maniera significativa con il prolungarsi della

permanenza. L’80% degli immigrati con un’anzianità migratoria di oltre dieci anni continua ad

inviare rimesse.

Servizi bancari. Oltre l’80% dei migranti bancarizzati intervistati usa il conto corrente, il 65% il

bancomat e circa il 40% i servizi di accreditamento dello stipendio e addebito sul conto delle

utenze. I prodotti collegati al credito (mutui e prestiti personali) sono utilizzati dal 23% dei

migranti bancarizzati e circa il 20% fa uso degli assegni bancari e del libretto di risparmio. Le

donne utilizzano di più i libretti di risparmio (23% rispetto al 19% degli uomini), le carte di

credito pre-pagate (17% rispetto al 14,8%) e le rimesse (13,7% rispetto all’ 11,8%). Le donne

generalmente si occupano delle spese ordinarie e del risparmio della famiglia, mentre agli uomini

è affidata la gestione straordinari, per esempio la richiesta dei mutui casa.

Credito. Il 54% degli intervistati ha attivato un finanziamento con una banca, il 27% con una

finanziaria, il 12% è ricorso ad amici e parenti. Il migrante che chiede credito in prevalenza

sottoscrive un mutuo (il 90% di chi ha chiesto un mutuo è andato in banca) oppure chiede un

prestito personale (il 41% dei prestiti personali è stato attivato in banca. L’acquisto della casa in

Italia e dell’auto o della moto sono le ragioni principali per chiedere un finanziamento.

Roma, Palazzo Altieri, 29 gennaio 2008

 
 
 
 
 

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